di nodi e nudi

05Nov09

Prendo i capelli e ci faccio un nodo per denudare la schiena. Prendi le mie spalle  con la punta delle dita per snodare i miei muscoli. Allora mi inarco e spunta una smorfia, cedo al dolore iniziale ma poi sono liquida e mi reggono solo le tue mani.

Non so se il movimento del dito che sposta la spallina è calcolato ma è ritmico.

Quando i polpastrelli si stancano della resistenza della mia schiena cerchi la pelle con i palmi. Fai piano anche se inciampi ancora sulla spallina. Il nodo di capelli cede e si scioglie. Con gli occhi chiusi li annodo ancora per denudare la schiena. Prendi le mie spalle  con la punta delle dita per snodare i miei muscoli.

Potrei andare avanti all’infinito.


ottobre

30Ott09

Tutti e cinque sul divano poco prima di andare a dormire. Cè chi legge, chi sonnecchia, chi sorride tra i pensieri ma tutti e cinque ci facciamo le fusa. Si temporeggia, ché il letto può aspettare fino a quando non può più e ci arrendiamo. E la mattina dopo, quando suonano le sveglie si confondono i farfugliamenti con i miagolii che chiedono la colazione e si prepara velocemente la moka e la cartella ed i vestiti che erano stati preparati la sera prima ma che oggi non fanno più al caso nostro e poi si spegne il fuoco, dopo la tv e la luce e ce ne andiamo (in tre) e due rimangono a fare chissà che cosa perché chi torna per primo li ritrova sempre sotto qualcosa e dentro qualcos’altro con gli occhi cinesi e le zampe pronte al balzo. Ma una carezza sulla testa basta per far ripartire  il ron-ron e l’inseguimento delle gambe fino a quando finalmente ci abbracciamo (in tre) di nuovo sul divano mentre in due cercano i buchi giusti per piazzare i motori e poter ricominciare tutti e cinque insieme a fare le fusa.


Agli uomini piace mettere in moto la loro immaginazione quando due o più donne vanno insieme in bagno. Sono convinti che una volta giunte in loco scateniamo tutta la nostra potenzialità lesbica sbavandoci il rossetto o accarezzandoci i capelli sotto al getto caldo della machinetta per asciugarsi le mani mentre ci sussurriamo a vicenda quanto bene ci stiano i pantaloni attillati.

E’ ora che si sappia: non andiamo in bagno assieme per palpeggiarci o spiarci. Ci andiamo almeno in due perché di solito serve che qualcuno tenga la porta che non chiude e mentre voi siete convinti che noi “ce la raccontiamo”  noi siamo intente a combattere contro le infezioni in equilibrio precario sulle turche, scacciando eventuali insetti col coperchio del cestino e al massimo ci sosteniamo nella feroce lotta per l’ultimo quadratino di carta igienica.

E, dato che ci siamo: non ci scambiamo la biancheria intima ogni volta che ci capita di dormire nella stessa camera, non ci lecchiamo le dita a vicenda se siamo in due a cucinare, non ci asciughiamo le une alle altre quando facciamo la doccia nello spogliatoio della palestra e non ci viene l’istinto di allungare la mano verso il seno quando aiutiamo un’amica a distribuire bene la crema abbronzante sulla schiena.

O forse si.


Si perdono o si rompono.

Che gli oggetti si suicidino è comunque il male minore. E poco importa che il clima cambi, che ricominci a piovere se l’unica perdita è fatta di cose ed io posso ancora accumulare cure, carezze, sorrisi e rimproveri (a conferma che la mia natura non ammette vuoti).


empanadas

12Ott09

Con le mani impastare scegliere la carne le cipolle da affettare con cura mescolare e assaggiare e aggiungere sale e la pentola come la sua e pezzettini di tutto sulle dita di olive di sapore crudo il profumo che avranno quando saranno pronte l’impasto fatto per la prima volta seguendo la ricetta di papà facilissimo ho fatto insaporire a lungo la cipolla fa sempre piangere il peperoncino non può mancare si mescola e si cuoce la carne e il ricordo piano e se oggi  non guarisce il forno è caldo  guarirà domani e mi piace mescolare tutto con le mani anche se mi sporco dopo lavo tutto mezz’ora e poi è pronto sperando che si senta la punta dolce dell’uvetta e attenzione che scotta ma svelti che altrimenti si raffredda.

Edit: come promesso nei commenti, Elle lo ha letto per il Collettivo Voci (ed è stata bravissima, grazie!)


meteo

09Ott09

Non sono plateale. Non urlo, non faccio i capricci, non pesto i piedi. Non so come si sbattano le porte in modo efficace.

Quando qualcosa non va sono più come l’umidità, come quando sta per iniziare a piovere ma non inizia.

E non brucio e non impongo di prendere o lasciare.

So solo sussurrare: quando era che tornava il sole?


Io scelgo il bacio sulle labbra, tu scegli su quali.

(pubblicato ieri sull’angolo, ma tendo noiosamente a ribadire in questi giorni)

Tra venti minuti bisogna andare a scuola e ogni mattina cerco di alzarmi prima per preparare una colazione come si deve. Perché ho una bimba che ci mette molto impegno ad odiare la matematica e a insegnare le canzoni in spagnolo alle compagne, e anche se va agli allenamenti d’atletica controvoglia, balla con molta energia.

Tra un quarto d’ora bisogna uscire. La prima uscita della giornata, l’ultima prima uscita frettolosa della settimana e ho i capelli che si rifiutano a prescindere ma se non altro quel verbo mi ricorda che sarebbe il caso di portare fuori l’umido.

Tra dieci minuti  e il caffè finalmente sale e si beve da seduti, che cavolo!.

Tra cinque minuti e ancora non so quali scarpe  indossare.

Adesso.

Via.


perdinci

26Set09
Ho perso una sciarpa. Di lana morbida, nera e lunga lunga. Con due nodi nelle punte.
Non so dove sia finita ed è vero che perdo quello che non mi porto incollato addosso.
Ma era una sciarpa così carina, così calda.
E mi dispiace tanto averla dimenticata
E mi preoccupa il dispiacere per la sciarpa.
A dire il vero, mi preoccupa la difficoltà a superare la perdita. E sto parlando di una sciarpa
Ma parlo di tante cose.
Ho perso una sciarpina. Di seta morbida, bianca e impalpabile. Con due nodi nelle punte.
Non so dove sia finita ed è vero che perdo quello che non mi porto incollato addosso.
Ma sarebbe stata perfetta per la camicetta nera metà da scolara metà da mistress che ho visto in vetrina ieri e che prima o poi mi comprerò.
E mi dispiace tanto averla dimenticata da qualche parte.
E mi preoccupa il dispiacere per il sciarpa.
A dire il vero, mi preoccupa la difficoltà a superare la perdita.
E sto parlando di un pezzo di stoffa.
Ma parlo di tante cose.

- Provare tutti i tipi di caffè della macchinetta per capire (e desistere).

- Scoprire dove si trovano e come funzionano fotocopiatrice, computer e stampanti.

- Assicurarmi che detti aggeggi siano funzionanti (ormai ho pratica con le scuole, tsè!)

- Decidere quale sarà il “mio” bagno e in quale  specchio mi vedo decente.

- Cominciare a capire chi si gira quando passo per i corridoi, chi vorrei che lo facesse, da chi sarebbe meglio nascondermi quando lo fa.

- Trovare uno stimolo (va bene anche un nemico) per dare sempre il meglio.